I rossazzurri cadono 2-0 contro una squadra più intensa e più ordinata. Longo cambia uomini e modulo, ma il Catania resta fragile dietro, lento davanti e soprattutto senza una vera reazione
Il problema del Catania non è soltanto aver perso a Monopoli. È il modo in cui lo ha fatto. Il 2-0 maturato a Bari consegna ai rossazzurri la seconda sconfitta in altrettante giornate e una classifica che, a questo punto della stagione, non può ancora preoccupare ma certamente deve interrogare. Perché il Catania visto contro la squadra di Colombo è apparso ancora alla ricerca di se stesso: tatticamente incerto, fisicamente meno brillante dell’avversario e troppo fragile ogni volta che la partita ha chiesto velocità di lettura, aggressività e capacità di reazione.
Longo cambia qualcosa rispetto all’esordio. Raimo viene preferito a Donnarumma, Di Marco debutta al posto di Corbari e Bruzzaniti parte sulla corsia offensiva davanti a Liguori. Tra i nuovi acquisti, in panchina c’è soltanto Masciangelo. Colombo disegna invece il Monopoli con il 3-4-2-1, anche se la posizione di Garritano racconta qualcosa di diverso rispetto alla semplice lettura del modulo: l’ex rossazzurro parte alle spalle di Fall, ma si abbassa continuamente, viene a prendere palla anche nella propria metà campo e accompagna poi l’azione come un pendolo tra costruzione e rifinitura.
Il Catania comincia con discreta personalità. Dopo appena 89 secondi Cicerelli prova da lontano, senza creare problemi al portiere avversario. All’8’ lo stesso Cicerelli mette dentro un pallone sul quale arriva Bruzzaniti: la conclusione viene deviata dal braccio di un difensore del Monopoli, che però tiene le mani dietro la schiena. Nessun rigore. Al 13’ arriva la prima vera occasione: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Cicerelli serve Perrotta, che di testa manda fuori di poco.
In quei minuti si nota anche un Catania diverso nella disposizione del centrocampo. Quaini resta più basso, mentre Di Marco e Jimenez giocano qualche metro più avanti e cercano con maggiore frequenza l’inserimento. Una soluzione che rende la squadra inizialmente più dinamica e meno piatta, almeno fino al momento in cui la partita cambia direzione.
Al 17’ il Monopoli, che fino a quel momento non aveva praticamente mai impensierito il Catania, passa alla prima vera occasione. Tutto nasce da un passaggio orizzontale sanguinoso di Cicerelli: i pugliesi recuperano, attaccano immediatamente uno schieramento rossazzurro sorpreso e Garritano chiude l’azione dell’1-0. L’errore tecnico di Cicerelli è evidente, ma l’episodio pone anche una domanda tattica: perché il giocatore più qualitativo del Catania si trova a gestire un disimpegno tanto delicato in una zona così lontana dalla porta avversaria? Se Cicerelli deve essere l’uomo chiamato a creare superiorità e accendere la fase offensiva, vederlo coinvolto in compiti di uscita così profondi significa inevitabilmente allontanarlo dalla zona nella quale può fare realmente la differenza.
Il Catania gioca, il Monopoli segna.
È la sintesi perfetta dei primi venti minuti. Il problema, semmai, è quello che accade dopo: il gol cambia improvvisamente l’inerzia psicologica della partita e il Catania arriva al cooling break ancora frastornato non soltanto dallo svantaggio, ma soprattutto dal modo in cui è maturato.
La squadra comincia a perdere distanze e riferimenti. Sulle seconde palle il Monopoli è quasi sempre più rapido, più aggressivo, più pronto a leggere dove finirà il pallone. Il Catania, invece, arriva spesso in ritardo e la fase difensiva perde progressivamente ordine. Al 37’ arriva anche l’infortunio di Di Marco: il centrocampista, mentre corre, punta il piede sul terreno e avverte dolore al ginocchio senza alcun contatto con un avversario. Longo è costretto a richiamarlo e inserisce Corbari.
Il primo tempo si chiude senza una vera reazione. Il Catania continua a tenere il pallone, prova qualche iniziativa, ma lo fa senza la necessaria aggressività. Il possesso c’è, la pericolosità molto meno.
Cambia il modulo, non cambia la partita
All’intervallo Longo prova ad alzare il baricentro e il peso offensivo. Jimenez resta negli spogliatoi, entra Leonardi: un attaccante puro al posto di un trequartista. Il Catania passa al 4-2-3-1, con Quaini e Corbari davanti alla difesa e tre uomini offensivi alle spalle di Russo: Cicerelli a sinistra, Leonardi centralmente e Bruzzaniti a destra. Sulla carta è una squadra più aggressiva; in campo, però, il cambio di sistema non produce il cambio di ritmo sperato.
Passano nove minuti senza che il Catania riesca a costruire nulla di realmente pericoloso e il Monopoli colpisce ancora. È un’altra azione che mette a nudo le difficoltà della linea difensiva rossazzurra: Pagliai e Raimo non riescono a chiudere, Greco trova lo spazio giusto e firma il 2-0.
A quel punto il tema non può più essere circoscritto all’errore individuale. Il Catania mostra problemi evidenti nella gestione delle distanze, nelle coperture preventive e soprattutto nelle situazioni in cui deve difendere correndo verso la propria porta. Ogni ripartenza del Monopoli produce la sensazione che possa succedere qualcosa.
Longo inserisce Liguori per Bruzzaniti, senza modificare l’assetto, ma la manovra continua a svilupparsi troppo lontano dall’area. Le ali offensive ricevono spesso a cinquanta metri dalla porta e sono costrette a iniziare da lì il proprio lavoro. Il risultato è che il Catania palleggia, ma raramente accelera; costruisce, ma quasi mai rompe la struttura avversaria. Il gioco diventa lento, lezioso e prevedibile.
E soprattutto emerge una differenza evidente sul piano dell’intensità: il Monopoli corre di più. Non necessariamente corre meglio in ogni situazione, ma arriva prima sulle seconde palle, accorcia più rapidamente e accompagna l’azione con maggiore continuità. Il Catania, invece, sembra spesso un tempo indietro.
Quando servirebbe semplicità
Sotto di due gol, la partita richiederebbe soprattutto concretezza: giocate semplici, palloni portati rapidamente negli ultimi metri, aggressività nel recupero. Il Catania sceglie invece, in alcuni momenti, la strada opposta. Corbari prova un velo, Liguori cerca un colpo di tacco: soluzioni anche tecnicamente apprezzabili, ma completamente scollegate da ciò che la partita sta chiedendo.
Troppi fronzoli, poca sostanza.
Il Monopoli ne approfitta per prendersi definitivamente il centro della scena e al 65’ Fall va vicino al 3-0. Longo prova allora a cambiare ancora: fuori Cicerelli e Raimo, dentro Lunetta e Masciangelo, all’esordio in rossazzurro, con Pagliai che viene spostato sulla destra.
Proprio Masciangelo, al 73’, costruisce la migliore occasione del Catania. Il suo pallone trova Leonardi, che colpisce di testa ma si vede respingere la conclusione dal portiere del Monopoli. È il lampo più nitido della serata rossazzurra. Al 78’ Russo prova dal limite, ma il tiro è debole e centrale. Dall’altra parte il Monopoli continua a creare apprensione ogni volta che riesce a correre in campo aperto, mentre Lunetta resta sostanzialmente fuori dalla partita, senza riuscire a dare peso né alla manovra né alla profondità.
All’84’ c’è anche un episodio dubbio nell’area del Catania. L’arbitro ricorre all’FVS e, dopo la revisione, decide di non assegnare il calcio di rigore al Monopoli. Nel finale, però, il risultato è ormai soltanto una parte del problema. A colpire è soprattutto il linguaggio del corpo dei giocatori del Catania: scoramento, nervosismo, frustrazione. Quello che manca è una vera reazione nervosa.
Il cantiere è aperto, ma il campionato è già cominciato
Il Catania resta una squadra in costruzione e questo è evidente. Alcuni nuovi acquisti devono ancora debuttare, altri devono essere inseriti, le gerarchie non sono definitive e Longo sta ancora cercando una struttura capace di tenere insieme qualità offensiva ed equilibrio. Tutto vero.
Ma la partita di Monopoli lascia problemi che vanno oltre il semplice assestamento. La squadra appare ancora confusa nelle distanze, fragile nella gestione delle seconde palle, poco brillante atleticamente e troppo prevedibile quando deve attaccare una difesa schierata. Alcuni giocatori sembrano lontani dalla migliore condizione e, soprattutto, non si vede ancora quella reazione collettiva che dovrebbe arrivare quasi automaticamente quando una squadra costruita per essere protagonista si trova sotto nel punteggio.
Il Catania è ancora un cantiere aperto, ed è una spiegazione plausibile. Ma non può diventare un alibi, perché il campionato è già iniziato e non aspetta che i lavori siano terminati.
Due partite, zero punti.
A Monopoli, questa volta, il Catania non è riuscito nemmeno a passare dal Via.

Concordo con questa analisi. Nel momento in cui le logiche tattiche di Longo hanno bisogno ancora di tempo , io al suo posto penserei a garantire un equilibrio tra difesa e centrocampo per evitare di essere propositivi sterili e una armata Brancaleone in difesa con molti giocatori nel reparto difensivo che dimostrano di essere inadeguati (Ierardi) e confusione nell’applicazione delle indicazioni del tecnico.