di Mara Di Maura
Gli occhi azzurri, profondi e sognanti della persona che ho davanti parlano già da soli del suo animo sensibile d’artista a tutto tondo. Si, perché Salvo Campisano, classe 1978, non è solo regista cinematografico ma anche attore, scrittore e musicista. Lo scorso anno per lui non è stato, di certo, un anno qualsiasi. Un’ ottima annata, potremmo dire, parafrasando il titolo di un noto film. A maggio del 2025 è stato presentata, infatti, nelle sale cinematografiche la sua commedia, Il capo del mondo, prodotta da Green Film e da Geko Film, distribuita da Prime Video e subito entrata nella top ten dei titoli più visti della piattaforma in cui è ancora disponibile.
L’ ho incontrato per dialogare piacevolmente della sua passione per il cinema. Ma non solo.
Come ha avuto inizio e da cosa è nato il tuo amore per la settima arte?
“Tutto è iniziato in età adolescenziale quando nei pomeriggi estivi trasmettevano in tv film di genere diverso, western, commedia, horror ed io godevo di questa forma di intrattenimento senza capire ancora perché mi affascinasse così tanto. Poi andai a vedere al cinema (per la prima volta in Dolby surround) il film di Mel Gibson Bravehearte, vi trovai valori come libertà, coraggio, amore in cui mi rispecchiavo tanto e capii che l’autore aveva fatto passare il suo messaggio, il suo ideale, attraverso questa straordinaria forma d’arte. Sentii dentro che desideravo farlo anch’io e da lì è partito il mio sogno di fare cinema.”
Qual’è stata la tua opera prima?
“Di solito si inizia con un corto o con piccoli video sperimentali. Il mio esordio è stato, invece, una docufiction in costume di due ore sulla vita di Santa Barbara, patrona di Paternò, la mia città. Un’opera colossale, se si considera che è stata realizzata senza budget ma solo grazie alla devozione dei cittadini paternesi che si sono messi in gioco costruendo scenografie, tagliando e cucendo abiti, recitando. La parrocchia funse da casa di produzione e la maestria di Salvatore Coniglio e di Sergio D’Antone fecero il resto rispettivamente per le musiche e per la fotografia. Dovetti gestire cast, troupe e maestranze per un totale di un centinaio di persone ma alla proiezione rimasi di stucco dal momento che migliaia di spettatori si riversarono in sala, rendono difficile la proiezione e obbligandoci a replicare.”
Che tematiche ami affrontare quando realizzi le tue opere?
“I temi che prediligo sono quelli che suscitano spunti di riflessione. Mi piace coinvolgere gli spettatori facendoli discutere su fatti accaduti nella nostra quotidianità e di cui, magari , non si ha il coraggio, la voglia o la possibilità di confrontarsi perché considerati tediosi, tristi, pesanti. Ho scritto e girato film su argomenti come il “dopo la morte”, la resilienza, gli artisti incompresi, l’omosessualità, la violenza contro le donne, la disabilità.
Ci tengo a precisare che non l’ ho mai fatto allo scopo di guadagnare soldi o di inseguire il successo ma solo e sempre per la necessità di esprimere ciò che ho dentro e che, per timidezza o paura, magari non riesco a comunicare a parole.”

A quale regista t’ispiri? Hai dei punti di riferimento a livello stilistico ed artistico?
“Certamente. Kubrick per quanto riguarda la tecnica di ripresa e la cinematografia, Mel Gibson per la spettacolarità e la genialità delle inquadrature e delle azioni e Clint Eastwood per lo stile e i temi trattati nei suoi film. In realtà ho sviluppato uno modo di fare film molto personale dettato anche dalla mancanza di disponibilità tecnica e di produzione ma quelle che ti ho indicato sono le mie fonti di ispirazione. Cito, infine, Tornatore perché i suoi film li considero pura poesia: il mio sogno è proprio quello di realizzare un’opera come il suo Nuovo Cinema Paradiso.”
Tu sei anche attore. Ti senti più interprete o regista?
“Mi sento più un autore, un creativo, per cui preferisco scrivere e dirigere un progetto che vedo già finito nella mia testa, anche se ritengo che l’attore debba mettere del suo e non essere soltanto un esecutore delle disposizioni date dal regista. Per questo mi piace anche recitare e confrontarmi con gli attori su battute, movimenti ed intenzioni per raggiungere la migliore interpretazione possibile. La cosa che mi emoziona e mi gratifica di più è, però, veder prendere forma nella scena e sull’ inquadratura ciò che avevo visto nella mia testa.”
Potresti parlarci del tuo film Il capo del mondo?
“Si tratta di un film sulla difficoltà che affronta un artista che vive in una periferia del sud Italia per potersi esprimere liberamente attraverso l’arte cinematografica, non solo perchè mancano le strutture e le istituzioni dedicate ma anche perché farà incontri poco piacevoli con personaggi che cercheranno di lucrare sui sogni di giovani e innocenti autori e registi. E’ un film che parla di legalità perchè denuncia un sistema radicato su tutti i settori del mondo del lavoro in Sicilia, in cui la prepotenza, l’ignoranza, l’arroganza, la sfacciataggine, la violenza prevaricano l’educazione culturale, civica, sentimentale dando la possibilità ai non meritevoli di essere favoriti a livello politico, sociale, religioso.”

Il film è ispirato a fatti della tua vita personale?
“Ho preso spunto da tante situazioni che mi sono accadute personalmente nel corso degli ultimi vent’anni nell’ambito artistico. Chiaramente ho romanzato un pò e cambiato i nomi di persone e fatti assurdi realmente verificatisi. Ho incontrato millantatori divenuti i Cecchi Gori o i Weinstein di turno, ho partecipato a casting in cui attori improponibili venivano scelti come protagonisti da registi con un curriculum ridicolo che si atteggiavano a Premi Oscar. Nella mia commedia ho voluto raccontare tutto questo con ironia, facendo ridere ma lasciando anche l’amaro in bocca e spunti di riflessione.”

Quali sono i tuoi prossimi progetti artistici?
“Ho tre progetti cinematografici già pronti per la realizzazione: una serie TV, un film horror ed un lungometraggio sull’opera dei pupi che, scritto vent’anni fa, sogno da realizzare con uno stile poetico da tanto tempo, ma ancora in attesa di produzione e sponsor. Nel frattempo, avendo il dono della scrittura, ho completato il mio sesto romanzo che spero venga pubblicato da una giovane casa editrice siciliana e sto lavorando ad un album musicale che comprende dodici tracce in dialetto siciliano.”
Mi congedo dall’ artista poliedrico carica della medesima energia e dello stesso entusiasmo con chi egli realizza le sue opere e non posso fare a meno di pensare al buon D’Annunzio. È proprio il caso di dire “ama il tuo sogno, seppur ti tormenta.”
