Atarassia (imperturbabilità o mancanza d’ansia) è forse il termine più consono, se proprio volessimo usarne uno, per descrivere l’attore Davide D’Amico e più di tutto di come affronta, di volta in volta, la sua ennesima avventura sul palcoscenico: fin dal ritiro del copione alla lettura del suo personaggio, per giungere serenamente alla messa in scena. Una dote che dovrebbe essere comune per gli attori navigati, ma Davide mette sempre qualcosa in più, con estrema calma, e un ben celato desiderio di recitare al meglio delle sue capacità dove, in maniera quasi sornione, entra dentro il personaggio, lo studia, ne capta le caratteristiche, le elabora e…lo fa suo: sempre. E questa imprescindibile presentazione, molto attinente al suo modo d’essere confermata, come vedremo, anche dai contenuti delle sue risposte, ci rimanda la (bella) realtà di un ragazzo per bene che adesso andremo a scoprire scavando nel suo passato artistico, anche per conoscere come sia diventato l’ennesimo punto di riferimento per la Compagnia “Teatro per Passione”, naturalmente ponendogli le classiche domande per scoprire che…
Davide quando è nata la passione per il teatro?
“A conti fatti è quasi trascorso un ventennio da quando ho iniziato in parrocchia, in sincerità ciò che ha innescato in me il desiderio di recitare è stato per un motivo intimo, personale, che possiamo riassumere in una scelta altruistica: partecipare a spettacoli per beneficenza dove l’incasso veniva devoluto per i paesi del terzo Mondo. Ho iniziato con il “Gatta ci cova” poi, grazie a una signora che aveva fatto parte in gioventù della compagnia “ Il fico d’India” e che ha creduto in me, posso dire che piacevolmente sono stato felice di essere stato coinvolto in questo mondo passando dalla parrocchia al Metropolitan in appena una…settimana! Agevolato anche dal ripetere il medesimo ruolo che già conoscevo, correva l’anno 2008…”
Cosa significa per te calcare le scene di un palco?
“Ho una qualche difficoltà a rispondere perché non è semplice a descriverlo perché… non ci crederà nessuno, ma ho un tasso emozionale tendente a zero! difficile crederlo, vero? E questo è stato confermato da chi mi conosce più di tutti come i miei genitori che da ciò che osservano, quando recito, mi dicono sempre che sono un’altra persona, non di certo il loro figlio (risata d’obbligo). Non dico che mi viene quasi naturale, ma mi ci ritrovo dentro un Davide che forse nemmeno io conoscevo! Questo grazie anche al mio afferire a una naturalezza che mi rende sereno sul palco e non trovo nessuna difficoltà nel recitare e mi piace esserci su quel palco”.
Qual è stato il ruolo che ti ha impegnato di più e più ti è rimasto dentro?
Il più complicato di tutti senza dubbio è stato un ruolo nel “L’Avaro” di Molière dove interpretavo il figlio del protagonista. Non fosse altro per la quantità di battute in un unico fiato che hanno messo a dura prova il mio povero diaframma. E posso confermare che questo è quello che mi è rimasto più dentro per forza di cose.
Il sogno più bello che vorresti realizzare come attore?
“Posso dire che in parte è stato già realizzato quando, proprio dopo “L’Avaro” di Molière, ho sentito “il profumo” del professionismo. Difatti, ricordo ancora, mentre ero chiuso nel camerino con un mal di pancia causa il lavoro come dicevo di diaframma, l’emozione fu enorme quando mi bussò alla porta del camerino la figlia del grande Turi Ferro chiedendomi se per tre settimane volevo far parte di quel lavoro teatrale dove, poi, ho conosciuto alcuni attori professionisti che avevano fatto parte anche del cast del Commissario Montalbano. Perché dico solo in parte ho realizzato il mio sogno? Se è vero che sono stato felice di vivere l’esperienza del mondo teatrale professionistico, con un modus recitativo diverso dall’amatoriale per ovvie ragioni, metti già sette/otto ore al giorno di prove, dall’altra mi facevano notare, con una critica a volte anche fin troppo reiterata, la differenza tra il loro modo di recitare e il mio. Magari non lo sono stati tutti ad usare una malcelata perfidia, ma di certo hanno un tantino inquinato questa mia bella esperienza, anche se poi alla fine è rimasta l’emozione di aver calcato il palco dell’Ambasciatori con dei professionisti e preferisco ricordare questo che altro”.
Davvero poco da aggiungere con Davide, disarmante pacatezza e signorilità, uniti al suo amore per il teatro, lo rendono risorsa più che preziosa per la Compagnia “Teatro per Passione”, soprattutto nelle imprescindibili difficoltà che s’incontrano durante la preparazione di uno spettacolo. E fare affidamento al suo “savoir fare”, oggi, davvero è una vera fortuna.
