Al Massimino i precedenti hanno memoria lunga: nel 1999 il Catania batté il Giugliano 3-1 lungo la strada verso la C1, mentre nel 2025 lo superò 3-2 ai playoff. Oggi torna da avversario l’ex Zammarini. Longo cerca il riscatto dopo Potenza, Tulino vuole dare seguito al successo sul Foggia: passato e presente si incrociano in una sfida che per i rossazzurri vale molto più di tre punti.
Longo riparte dalla formazione di Potenza, cambiando soltanto due interpreti: Cavuoti prende il posto di Insigne sulla trequarti, Lunetta quello di Bruzzaniti sulla corsia. Il Catania conserva il 3-4-2-1, mentre il Giugliano, schierato inizialmente con il 4-3-3, in fase di non possesso si raccoglie in un 4-1-4-1 con De Rosa davanti alla difesa. Un accorgimento che dovrebbe proteggere il centro del campo, ma che dura pochissimo davanti alle accelerazioni rossazzurre.
All’8’ è proprio Cavuoti a mandare all’aria il piano degli ospiti. Riceve sulla trequarti destra, parte in velocità, supera diversi avversari, si accentra e batte Bolletta. Il Massimino esplode, il Giugliano accusa il colpo e il Catania prende possesso del campo. Al 27’ arriva il raddoppio: inserimento centrale di Cavuoti, palla allargata sulla sinistra a Cicerelli e cross perfetto per Coda, che da due passi non perdona.
Sette minuti più tardi il tris è la fotocopia rovesciata del secondo gol. Stavolta Cicerelli sfonda centralmente e serve Cavuoti sulla sinistra: il traversone trova ancora Coda, puntuale all’appuntamento con la doppietta. Il Giugliano, arrivato al Massimino soprattutto per non prenderle, ne ha già incassate tre dopo poco più di mezz’ora. All’intervallo il punteggio fotografa fedelmente il dominio etneo.
Tulino cambia due uomini durante l’intervallo: Ibe per Galletta, Varone per Peluso. La ripresa si apre con l’unico vero momento di flessione del Catania. Al 52’ Esposito si esibisce in una sforbiciata che Dini devia in angolo; al 56’ è Ibe, in contropiede, a trovare ancora la pronta risposta del portiere rossazzurro. Sono due avvertimenti, non un cambio di padrone.
Al 61’ il Catania colpisce infatti in ripartenza: l’azione è ben orchestrata e Coda, dopo due gol, si trasforma in uomo assist per Cicerelli, che deve soltanto spingere in rete il pallone del 4-0. Longo inserisce Caturano e Liguori per Coda e Lunetta e ottiene subito risposte: Liguori salta un avversario sulla sinistra e viene atterrato in area. Al 69’ Caturano trasforma il rigore, trovando il suo primo gol stagionale e una preziosa iniezione di fiducia.
La festa non è ancora finita. Cicerelli disegna un altro splendido cross e trova Liguori libero in area: è il 6-0 che trasforma il Massimino in un campo da tennis. Nel finale arrivano spazio per Corbari, Nicolò Catania e, all’82’, Pagliai; il Catania passa alla gestione senza perdere il controllo della partita. Il Giugliano, generoso nella corsa ma povero di idee e di soluzioni, non riesce più a riaprire neppure il discorso dell’orgoglio.
Un Catania esuberante, brillante e a tratti spumeggiante si sbarazza con disarmante facilità di un Giugliano fragile e inconsistente, travolto da sei reti equamente distribuite tra primo e secondo tempo. Una partita senza storia, nella quale gli uomini di Longo impongono sin dalle prime battute una supremazia tecnica, tattica e territoriale pressoché assoluta.
Ma al di là della goleada, a impressionare è soprattutto l’atteggiamento dei rossazzurri. Il Catania gioca con personalità, intensità e una qualità di manovra raramente così evidente, mostrando una tenuta mentale apprezzabile per quasi tutta la durata dell’incontro. L’unica, piccolissima flessione arriva nei primi minuti della ripresa, quando il Giugliano riesce a costruire due occasioni, neutralizzate da un attento Dini. Un breve passaggio a vuoto, immediatamente cancellato dal quarto gol, che chiude definitivamente ogni residua velleità degli ospiti.
Per il resto, è un monologo rossazzurro, impreziosito dalle intuizioni tattiche di Longo, dalla qualità degli interpreti e da una capacità di leggere i diversi momenti della partita che rappresenta forse il segnale più incoraggiante della giornata. Perché vincere largamente è importante, ma farlo mostrando organizzazione, maturità e una precisa identità di gioco lo è ancora di più.
Il successo nasce anche dalla lavagna. Contro il 4-1-4-1 difensivo degli ospiti, Longo libera i braccetti della difesa a tre: Cabianca e soprattutto Allegretto accompagnano spesso l’azione, si inseriscono e creano superiorità numerica. Ma la loro aggressività è preziosa anche senza palla, perché permette di soffocare sul nascere le ripartenze campane. È una difesa che attacca anche per non dover difendere.
Poi ci sono le scelte sugli uomini. Cavuoti, preferito a Insigne, ripaga la fiducia con un gol e un contributo decisivo alle due reti di Coda. L’ex Cagliari offre duttilità, corsa, tecnica e soprattutto un’intelligenza nella lettura dell’azione che appartiene a pochi: sa quando accelerare, inserirsi o rifinire. L’interscambiabilità con Cicerelli manda in confusione la retroguardia avversaria. Lunetta, invece, convince di più quando spinge che quando deve difendere: qualche lettura e qualche disimpegno restano rivedibili.
In mezzo al campo, infine, c’è la regia di Andrea Vallocchia. Sempre disponibile per i compagni, detta i tempi, accelera quando serve e rallenta quando la manovra ha bisogno di respirare. Non cerca la giocata a effetto, ma quella giusta. Se Cicerelli e Cavuoti accendono la fantasia e Coda capitalizza, Vallocchia tiene in mano la bacchetta: il Catania sembra aver trovato il suo playmaker. E gli ingressi di Liguori e Caturano, protagonisti del rigore del 5-0, completano una giornata nella quale Longo ottiene risposte anche dalla panchina.
A un certo punto, guardando il tabellone, il dubbio era legittimo: siamo al Massimino o al Roland Garros? Perché quel 6-0 somigliava più al risultato di un set sulla terra rossa parigina che a quello di una partita di calcio. Con una differenza: stavolta, a servire e fare ace, erano soltanto i rossazzurri.
Archiviata la festa del Massimino, adesso la testa va a Cerignola, dove il Catania sarà chiamato a confermare tutte le indicazioni tecniche e tattiche emerse contro il Giugliano. La qualità della manovra, gli inserimenti dei braccetti difensivi, la regia di Vallocchia e la fantasia degli uomini offensivi dovranno trovare continuità anche lontano dalle mura amiche. Il campionato entra in una fase nella quale ogni passo falso rischia di costare carissimo e il margine d’errore si assottiglia sempre di più. Ma una certezza, dopo la prestazione odierna, sembra prendere forma: se il Catania saprà giocare con questa intensità, questa organizzazione e questa personalità, saranno davvero poche le squadre capaci di tenergli testa. Cerignola dirà se il Roland Garrossazzurro è stato soltanto uno splendido pomeriggio di tennis o l’inizio di qualcosa di molto più importante.
